Negli ultimi cinque anni nel carrello della spesa delle famiglie italiane è entrato il 7% in meno di latte alimentare. -15% di latte fresco; – 3,2% di latte a lunga conservazione.

Secondo gli esperti “agli italiani il latte alternativo piace sempre di più” ed entro il 20121 l’Italia sarà il settimo paese al mondo tra i più affezionati ai latti proteici vegetali, superando tedeschi e olandesi.

La flessione maggiore degli acquisti di latte si registra nelle famiglie con un reddito più alto (-15,8%), non è, quindi, il fattore economico a influenzare gli acquisti di latte che sembrano, invece, più legati all’affermarsi di nuovi modelli alimentari: da un lato l’aspetto salutistico dall’altro il rispetto per gli animali e l’ambiente.

Un tempo parlare di latte vegetale significava parlare di latte di soia, in molti casi l’unico facilmente reperibile sul mercato. Oggi la situazione è cambiata e all’incremento del consumo corrisponde a una diversificazione dell’offerta: accanto ai già molto diffusi latti di mandorle, cereali, cocco e noci troviamo quelli di riso, avena, nocciole. E tra poco non sarà difficile gustare anche quelli di legumi e semi vari, ad esempio quelli di piselli o di canapa.